Nicola Rovetti

Il potere del bosco

Anche quest’anno, per il terzo anno consecutivo, si è concluso “Vita nei Boschi” un progetto che di anno in anno diventa sempre più importante.

Sono sorpreso di come, ritornare a fare delle attività di base, legate ai nostri bisogni primari, faccia risvegliare in noi risorse innate, abilità, competenze, sensibilità, attitudini, ecc, che in altre situazioni di vita quotidiana, difficilmente vengono espresse o addirittura emergono.

Occuparci di preparare un riparo per essere al sicuro dalla pioggia, mettere al sicuro lo zaino con dentro le nostre cose, costruire un tavolo o una panchina, accendere il fuoco per cuocere il cibo, ecc.. Sono tutte attività di cui oggi non ci dobbiamo più occupare. La necessità di costruirsi un riparo e l’abilità di accendere un fuoco con l’acciarino per cuocere il cibo, non ci riguarda più. Abbiamo i fornelli o addirittura cibi precotti che si scaldano con reagenti chimici, viviamo praticamente la maggior parte della nostra vita al chiuso, dentro case, uffici, auto, non ci capita mai di saltare, correre, arrampicarci, lanciare, ecc. se non per fare sport.

Tutto questo ci ha allontanato, e continua a farlo, dalla natura ma ancor di più dalla nostra natura. Ci siamo evoluti per millenni a contatto con la natura sviluppando, abilità, competenze, sensibilità che ci hanno permesso di sopravvivere per millenni. In questo ultimo secolo e mezzo ci siamo completamente allontanati dal mondo naturale che è stato la nostra casa per millenni. Ci siamo costruiti un mondo artificiale che apparentemente ci permette di vivere senza avere contatti con il mondo naturale.

Però, piano piano stiamo perdendo il senso di questo vivere.

Vedo tante cose nei bambini e ragazzi che vengono, accendere un fuoco aumenta la loro autostima, la loro sicurezza; dormire all’aperto sotto le stelle li fa sentire a casa ovunque, in qualsiasi posto, infonde loro coraggio per affrontare le loro paure, sapersi costruire un riparo li stimola ad essere creativi e a mettere insieme pensiero e azione…molto, ma molto altro sto scoprendo con Vita nei Boschi.

Mi sento il capobanda di questo gruppo di ragazzini che ha voglia di correre, saltare, costruire, giocare, divertirsi, scoprire, sporcarsi, ridere, intagliare, segare, prendere in mano una rana, legare…

…e io corro, salto, mi arrampico, lego, taglio, sego, accendo il fuoco, mi sporco, mi incuriosisco, rido, gioco, prendo la pioggia, mi scotto…tutte cose che faccio solo qua, a Vita nei Boschi!

Tra non molto farò Vita nei Boschi per gli adulti, per ritornare a fare tutte queste cose e riscoprire forse un significato in più della nostra vita e magari apprezzarla maggiormente.

2 Comments

  1. Una “vita nei boschi” per adulti mi sembra un’ottima idea, perchè una esperienza così fa bene a tutti.

    1. Ci sto pensando da un po’ di tempo Zeno e credo che sia arrivato il mento
      Entro Ottobre farò una proposta di prova…ti aspetto! 🙂

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Attività: Il potere del bosco

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    La mia attività è nata da questa necessità, prima ancora che dalla mia formazione. Ho iniziato nel più tradizionale dei modi, un diploma ISEF e una laurea in scienze motorie.

    Mi hanno aperto la strada a una ricerca che continua tuttora e che sentivo anche da bambino, quando volevo fare l’esploratore, arrivare in Congo e vedere gli elefanti. È successo invece che il mio campo di esplorazione è diventato il corpo e il suo movimento in natura.

    Ho lavorato per venticinque anni al Centro Don Calabria di Verona, con persone con disabilità, un’area di attività per la quale non esisteva ancora la benché minima metodologia. È stata l’esperienza che mi ha fatto crescere perché mi ha dato la possibilità di comprendere l’unicità di ogni persona, abile o meno, e la necessità di costruire percorsi altrettanto unici, passo dopo passo, attraverso la relazione che nasce mettendosi in gioco ogni volta. Ho imparato insieme ai miei allievi, ascoltando e cogliendo segnali, interpretando le minime sfumature.

    Ancora oggi è questo il mio metodo, un continuo lavoro di creazione – sperimentazione – aggiustamento – messa in discussione e riprogettazione, per questo mi sento lontano dai protocolli dati per certi, dalle pratiche troppo standardizzate da applicare come tali. Credo che il successo di una pratica, di un nuovo apprendimento, si possa riconoscere nella sua capacità di diventare parte di noi, così in profondità da trasformarci. Da questa visione è scaturito il corso che tengo presso l’università di Verona, le collaborazioni con altri atenei e tutte le diverse attività che presento qui sul mio sito. Alcune di queste non esisterebbero senza il lavoro di Elena Fiorentini, mia moglie, e senza il sostegno dell’Associazione Motus Mundi che continua a credere nella capacità terapeutica e trasformativa del movimento in natura.

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    Da oltre venticinque anni mi occupo di movimento, formazione e relazioni.

    Insegno all’Università di Verona, dove tengo i corsi di “Attività motorie in ambiente naturale” e “Movimenti naturali”, e ho collaborato con diversi atenei italiani in ambito educativo e scientifico.

    Parallelamente, accompagno persone e organizzazioni in percorsi di trasformazione attraverso esperienze di movimento in natura.

    Il lungo lavoro svolto al Centro Don Calabria di Verona, dove ho progettato e coordinato programmi di attività fisica adattata per migliaia di persone con e senza disabilità, mi ha insegnato che la diversità è una risorsa, ma richiede risposte uniche e personalizzate.

    Questo principio guida anche il mio lavoro con le aziende:
    nessun gruppo è uguale a un altro, e ogni contesto richiede un percorso costruito su misura.

    Tra i progetti più significativi che ho realizzato, il programma internazionale “War Game. No More!”, durato 4 anni e nato in collaborazione con Caritas Italiana e Ambrosiana nella Repubblica Democratica del Congo, che ha utilizzato lo sport come strumento di reintegrazione per ex bambini soldato. Finalista al Beyond Sport Award di Chicago (2010), questo progetto è stato inoltre presentato al Congresso Internazionale ICSSPE di Berlino (2011) come esempio di “inclusive development through sport”.
    Esperienze come questa hanno rafforzato la mia convinzione che il movimento – nelle sue forme più semplici e autentiche – può trasformare individui e gruppi, ovunque e in qualunque contesto.

    Nel corso degli anni ho condotto formazioni outdoor e laboratori esperienziali per realtà pubbliche, come aziende sanitarie locali ed enti di gestione di servizi, e private, come cooperative sociali, scuole, asili, enti di formazione, sindacati, aziende imprenditoriali di diverso tipo.

    In tutti questi contesti, il movimento è stato lo strumento per esplorare temi concreti come:

    • coesione e fiducia nei team,
    • efficacia comunicativa,
    • gestione dell’imprevisto,
    • leadership collaborativa,
    • consapevolezza del corpo come leva di presenza e relazione.

    Credo che la crescita di un gruppo nasca dall’esperienza diretta, non dalla teoria.
    Solo ciò che si vive – nel corpo, nella natura e nella relazione – diventa apprendimento reale e comportamento nuovo.