Nicola Rovetti

Come trovare la via per la salute.

Eccoti qui.

Dicevo che ti avrei parlato dei principi, delle pratiche e della teoria che guidano gli incontri di Riequilibrio Stagionale.

Quindi dovrei parlarti della teoria dello yin e dello yang, del sistema dei meridiani energetici e di altro che sta alla base di questo lavoro. 

Però, sento che ho qualcosa di più importante da dover dire prima di questo, e riguarda come mi sono sentito quando ho incontrato Georges e il metodo da lui proposto. 

Nell’incontro con l’altro, a volte nascono magie inspiegabili, si rivelano sorprese, che aprono dei bivi nel decorso della vita, dei quali spesso ci si rende conto dopo tempo.

Con Georges è stato così, e con la conoscenza del suo metodo anche.

Fin da piccolo la natura: i suoi elementi, le sue leggi, la vita presente; le emozioni di alcuni luoghi, le sensazioni di alcuni momenti, la relazione con il mondo naturale, hanno sempre avuto un posto speciale dentro di me. 

Ho la sensazione che alcune di queste cose, sono andate direttamente a costituire le basi del mio essere profondo e continuano a nutrirlo.

Ecco, la connessione, la completezzal’unità, la logica, la semplicità, la potenza che ho sempre sentito in natura, l’ho trovato anche nell’incontro con gli insegnamenti di Georges.

Tutto questo, mi sento di dire, è forte quanto il sapere ricevuto, la conoscenza dello yin e dello yang, dei meridiani, della moxa e della coppettazione, dell’ampuku e dello yoga taoista, delle tecniche di respirazione, ecc. un sapere che continua a crescere, grazie allo studio, alla curiosità, alla sperimentazione.

Ma c’è una cosa appunto, che porta continuamente energia a questo processo di crescita e maturazione, ed è proprio l’incontro con la persona. Mi ha fatto conoscere l’importanza dell’osservazione, la potenza dell’intuizione, la fiducia in ciò che sento, la ricchezza dell’ascolto e dell’attesa.

Non ho parlato di quello che avevo preannunciato, quindi, dovrai aspettare il prossimo post per sapere qualcosa di più sullo yin e sullo yang e sui meridiani, però la cosa importante che ti voglio dire è questa: negli incontri di riequilibrio spesso c’è la possibilità di sperimentare sensazioni e raggiungere consapevolezze che vanno al di là delle tecniche e delle pratiche, questo grazie a quell’energia iniziale che continua ad essere presente.

Non perdere l’occasione! 

Il 3 febbraio è vicino.

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Attività: Come trovare la via per la salute.

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    La mia attività è nata da questa necessità, prima ancora che dalla mia formazione. Ho iniziato nel più tradizionale dei modi, un diploma ISEF e una laurea in scienze motorie.

    Mi hanno aperto la strada a una ricerca che continua tuttora e che sentivo anche da bambino, quando volevo fare l’esploratore, arrivare in Congo e vedere gli elefanti. È successo invece che il mio campo di esplorazione è diventato il corpo e il suo movimento in natura.

    Ho lavorato per venticinque anni al Centro Don Calabria di Verona, con persone con disabilità, un’area di attività per la quale non esisteva ancora la benché minima metodologia. È stata l’esperienza che mi ha fatto crescere perché mi ha dato la possibilità di comprendere l’unicità di ogni persona, abile o meno, e la necessità di costruire percorsi altrettanto unici, passo dopo passo, attraverso la relazione che nasce mettendosi in gioco ogni volta. Ho imparato insieme ai miei allievi, ascoltando e cogliendo segnali, interpretando le minime sfumature.

    Ancora oggi è questo il mio metodo, un continuo lavoro di creazione – sperimentazione – aggiustamento – messa in discussione e riprogettazione, per questo mi sento lontano dai protocolli dati per certi, dalle pratiche troppo standardizzate da applicare come tali. Credo che il successo di una pratica, di un nuovo apprendimento, si possa riconoscere nella sua capacità di diventare parte di noi, così in profondità da trasformarci. Da questa visione è scaturito il corso che tengo presso l’università di Verona, le collaborazioni con altri atenei e tutte le diverse attività che presento qui sul mio sito. Alcune di queste non esisterebbero senza il lavoro di Elena Fiorentini, mia moglie, e senza il sostegno dell’Associazione Motus Mundi che continua a credere nella capacità terapeutica e trasformativa del movimento in natura.

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    Da oltre venticinque anni mi occupo di movimento, formazione e relazioni.

    Insegno all’Università di Verona, dove tengo i corsi di “Attività motorie in ambiente naturale” e “Movimenti naturali”, e ho collaborato con diversi atenei italiani in ambito educativo e scientifico.

    Parallelamente, accompagno persone e organizzazioni in percorsi di trasformazione attraverso esperienze di movimento in natura.

    Il lungo lavoro svolto al Centro Don Calabria di Verona, dove ho progettato e coordinato programmi di attività fisica adattata per migliaia di persone con e senza disabilità, mi ha insegnato che la diversità è una risorsa, ma richiede risposte uniche e personalizzate.

    Questo principio guida anche il mio lavoro con le aziende:
    nessun gruppo è uguale a un altro, e ogni contesto richiede un percorso costruito su misura.

    Tra i progetti più significativi che ho realizzato, il programma internazionale “War Game. No More!”, durato 4 anni e nato in collaborazione con Caritas Italiana e Ambrosiana nella Repubblica Democratica del Congo, che ha utilizzato lo sport come strumento di reintegrazione per ex bambini soldato. Finalista al Beyond Sport Award di Chicago (2010), questo progetto è stato inoltre presentato al Congresso Internazionale ICSSPE di Berlino (2011) come esempio di “inclusive development through sport”.
    Esperienze come questa hanno rafforzato la mia convinzione che il movimento – nelle sue forme più semplici e autentiche – può trasformare individui e gruppi, ovunque e in qualunque contesto.

    Nel corso degli anni ho condotto formazioni outdoor e laboratori esperienziali per realtà pubbliche, come aziende sanitarie locali ed enti di gestione di servizi, e private, come cooperative sociali, scuole, asili, enti di formazione, sindacati, aziende imprenditoriali di diverso tipo.

    In tutti questi contesti, il movimento è stato lo strumento per esplorare temi concreti come:

    • coesione e fiducia nei team,
    • efficacia comunicativa,
    • gestione dell’imprevisto,
    • leadership collaborativa,
    • consapevolezza del corpo come leva di presenza e relazione.

    Credo che la crescita di un gruppo nasca dall’esperienza diretta, non dalla teoria.
    Solo ciò che si vive – nel corpo, nella natura e nella relazione – diventa apprendimento reale e comportamento nuovo.