Nicola Rovetti

Come rimanere in salute

Alcuni anni fa, lavoravo ancora al “don Calabria”, le cose attorno a me stavano rapidamente cambiando.

Fino a quel momento avevo lavorato con persone con disabilità, con ex bambini-soldato in Africa, con giovani in attesa di terminare la pena per i reati commessi. Il movimento e l’attenzione al corpo sono sempre stati nel mio lavoro, una via per migliorare la qualità di vita delle persone, per acquisire nuove competenze e sviluppare risorse, per risolvere e integrare situazioni di difficoltà individuali.

Tutto ciò però stava piano piano sfumando. Stava cambiando il senso di quel fare. Mi veniva richiesto di preoccuparmi di altro, di far quadrare aspetti che spostavano la mia attenzione e impoverivano le mie azioni.

Sentivo la necessità di trovare un nuovo ordine, di riorganizzare quello che sapevo e che avevo sperimentato, di verificare le mie intuizioni, di trovare nuove prospettive da cui guardare le cose.

Gli aspetti energetici, che le medicine orientali hanno sempre contemplato, mi hanno da sempre incuriosito ed affascinato. 

Luca, un amico, un collega, mi presenta Georges Courchinoux fisioterapista e sofrologo. Mi invita a partecipare al suo programma di formazione, riservato a medici e terapisti della riabilitazione.

“Corpo e Coscienza” un percorso durato 2 anni più altri 2 di approfondimenti, integrazioni. Un metodo dove i saperi delle medicine orientali si integrano e si armonizzano con diverse tecniche e pratiche riabilitativeoccidentali.

Le cose cominciano quindi a sistemarsi, un nuovo ordine possibile, nuovi punti di vista, ulteriori variabili da considerare, saperi antichi e moderni che si intrecciano con armonia, nuove comprensioni, nuove intuizioni.

Chiudere un cerchio per aprirne altri, continuamente. Ogni nuova comprensione è un percorso che si apre.

Il Riequilibrio Stagionale prende il via da tutto ciò. 

La possibilità di lavorare con il corpo, di eseguire delle pratiche di movimento, di trovare nuove consapevolezze, di scoprire risorse inaspettate, per ritrovare fiducia in se stessi, nella naturalità dei processi e nella positività degli accadimenti e godere così maggiormente del momento presente. 

Per questo propongo il Riequilibrio Stagionale, per togliere tutte le tensioni, le paure, le ansie e ritrovare l’armonia con il flusso della vita, per ritrovare quella capacità di ri-posizionare il proprio corpo e quindi il proprio modo di stare al mondo e sentirsi parte di un tutto che ha senso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Attività: Come rimanere in salute

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    La mia attività è nata da questa necessità, prima ancora che dalla mia formazione. Ho iniziato nel più tradizionale dei modi, un diploma ISEF e una laurea in scienze motorie.

    Mi hanno aperto la strada a una ricerca che continua tuttora e che sentivo anche da bambino, quando volevo fare l’esploratore, arrivare in Congo e vedere gli elefanti. È successo invece che il mio campo di esplorazione è diventato il corpo e il suo movimento in natura.

    Ho lavorato per venticinque anni al Centro Don Calabria di Verona, con persone con disabilità, un’area di attività per la quale non esisteva ancora la benché minima metodologia. È stata l’esperienza che mi ha fatto crescere perché mi ha dato la possibilità di comprendere l’unicità di ogni persona, abile o meno, e la necessità di costruire percorsi altrettanto unici, passo dopo passo, attraverso la relazione che nasce mettendosi in gioco ogni volta. Ho imparato insieme ai miei allievi, ascoltando e cogliendo segnali, interpretando le minime sfumature.

    Ancora oggi è questo il mio metodo, un continuo lavoro di creazione – sperimentazione – aggiustamento – messa in discussione e riprogettazione, per questo mi sento lontano dai protocolli dati per certi, dalle pratiche troppo standardizzate da applicare come tali. Credo che il successo di una pratica, di un nuovo apprendimento, si possa riconoscere nella sua capacità di diventare parte di noi, così in profondità da trasformarci. Da questa visione è scaturito il corso che tengo presso l’università di Verona, le collaborazioni con altri atenei e tutte le diverse attività che presento qui sul mio sito. Alcune di queste non esisterebbero senza il lavoro di Elena Fiorentini, mia moglie, e senza il sostegno dell’Associazione Motus Mundi che continua a credere nella capacità terapeutica e trasformativa del movimento in natura.

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    Da oltre venticinque anni mi occupo di movimento, formazione e relazioni.

    Insegno all’Università di Verona, dove tengo i corsi di “Attività motorie in ambiente naturale” e “Movimenti naturali”, e ho collaborato con diversi atenei italiani in ambito educativo e scientifico.

    Parallelamente, accompagno persone e organizzazioni in percorsi di trasformazione attraverso esperienze di movimento in natura.

    Il lungo lavoro svolto al Centro Don Calabria di Verona, dove ho progettato e coordinato programmi di attività fisica adattata per migliaia di persone con e senza disabilità, mi ha insegnato che la diversità è una risorsa, ma richiede risposte uniche e personalizzate.

    Questo principio guida anche il mio lavoro con le aziende:
    nessun gruppo è uguale a un altro, e ogni contesto richiede un percorso costruito su misura.

    Tra i progetti più significativi che ho realizzato, il programma internazionale “War Game. No More!”, durato 4 anni e nato in collaborazione con Caritas Italiana e Ambrosiana nella Repubblica Democratica del Congo, che ha utilizzato lo sport come strumento di reintegrazione per ex bambini soldato. Finalista al Beyond Sport Award di Chicago (2010), questo progetto è stato inoltre presentato al Congresso Internazionale ICSSPE di Berlino (2011) come esempio di “inclusive development through sport”.
    Esperienze come questa hanno rafforzato la mia convinzione che il movimento – nelle sue forme più semplici e autentiche – può trasformare individui e gruppi, ovunque e in qualunque contesto.

    Nel corso degli anni ho condotto formazioni outdoor e laboratori esperienziali per realtà pubbliche, come aziende sanitarie locali ed enti di gestione di servizi, e private, come cooperative sociali, scuole, asili, enti di formazione, sindacati, aziende imprenditoriali di diverso tipo.

    In tutti questi contesti, il movimento è stato lo strumento per esplorare temi concreti come:

    • coesione e fiducia nei team,
    • efficacia comunicativa,
    • gestione dell’imprevisto,
    • leadership collaborativa,
    • consapevolezza del corpo come leva di presenza e relazione.

    Credo che la crescita di un gruppo nasca dall’esperienza diretta, non dalla teoria.
    Solo ciò che si vive – nel corpo, nella natura e nella relazione – diventa apprendimento reale e comportamento nuovo.