Nicola Rovetti

Yin Yang…e Google

Ci siamo!
È arrivato il momento dello yin e dello yang.

Una volta c’era il libro dei perché dove c’erano tutte domande in grado di soddisfare la curiosità dei bambini. Siamo tutti curiosi e, per tutti, la curiosità è uno dei più potenti motori che muove verso la conoscenza

Solitamente, qualcosa rapisce la nostra attenzione, i nostri sensi colgono un frammento e cominciamo a farci delle domande. 

  • Cosa sta succedendo?
  • Perché fa così?
  • Perché…?

Già la curiosità, una delle spinte più importanti all’apprendimento.  

Gli antichi saggi cinesi osservavano curiosi i processi e gli eventi universali, facendosi le stesse domande che probabilmente ci facciamo anche noi, quando ci troviamo ad osservare un qualsiasi fenomeno, o riflettiamo sugli eventi di cui siamo testimoni.

La sto prendendo alla larga, però arrivo.

Si, perché in effetti, parlare dello yin e dello yang non è così semplice, sento di dover misurare bene le parole, le pause, le sensazioni.

Perché nella sua semplicità è comunque una teoria millenaria e io sento una sorta di rispetto che voglio onorare.

Due forze, due energie, sulle quali poggiano tutti gli eventi che sono presenti nel pianeta. 

Energie che regolano il funzionamento delle cose, del tutto.

C’è tanto di scritto sul web e sui libri dello yin e dello yang.

Georges Courchinoux ha sempre sottolineato che lo yin è sempre insieme allo yang, dove c’è uno c’è l’altro. Quando uno aumenta l’altro diminuisce, ma tutte le cose, tutti i fenomeni hanno sia yin che yang. Il buio e la luce, l’acqua e il fuoco, la velocità e la lentezza, il caldo e il freddo, la destra e la sinistra, il nord e il sud, ciò che sale e ciò che scende, il maschile e il femminile, ecc.… potrei andare avanti ancora per molto.

Nella mia esperienza, una cosa che ho capito, è la capacità di cercare con curiosità e senza giudizio, ciò che è yin e ciò che è yang. In ogni cosa sono presenti, negli accadimenti della natura circostante, nella natura umana, nel funzionamento sociale, nelle leggi universali. 

Yin e yang, una prospettiva per leggere, interpretare, comprendere, conoscere. 

Quello che ho scoperto nel fare questo è che osservare e restare in questa dinamica, rappresentata magnificamente dal TAO, mi offre la possibilità di mobilizzare tutta la mia capacità intuitiva, la mia forza creativa, il mio istinto per arrivare a conoscere il nuovo

Vivo momenti di apprendimento, accedo a conoscenze nuove, in un circolo che non ha mai fine e che mi rivela ogni volta la magia e il mistero della vita in modo sorprendente.

Sento molta sintonia con questa teoria. 

Trovo dinamicità, adattabilità, possibilità, rivelazione. Sento che il mio amore e la fascinazione che ho per la natura, trovano una spontanea espressione nello yin e nello yang. 

Quindi se sei curiosa o curioso di conoscere e vivere lo yin e lo yang e non riesci ad esserci il 3 di febbraio (anche se sei ancora in tempo per prenotare il tuo posto), ti conviene segnare la data del 16 marzo, perché avrai un’altra possibilità per farlo!…oppure… puoi cercare su Google.

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Attività: Yin Yang…e Google

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    La mia attività è nata da questa necessità, prima ancora che dalla mia formazione. Ho iniziato nel più tradizionale dei modi, un diploma ISEF e una laurea in scienze motorie.

    Mi hanno aperto la strada a una ricerca che continua tuttora e che sentivo anche da bambino, quando volevo fare l’esploratore, arrivare in Congo e vedere gli elefanti. È successo invece che il mio campo di esplorazione è diventato il corpo e il suo movimento in natura.

    Ho lavorato per venticinque anni al Centro Don Calabria di Verona, con persone con disabilità, un’area di attività per la quale non esisteva ancora la benché minima metodologia. È stata l’esperienza che mi ha fatto crescere perché mi ha dato la possibilità di comprendere l’unicità di ogni persona, abile o meno, e la necessità di costruire percorsi altrettanto unici, passo dopo passo, attraverso la relazione che nasce mettendosi in gioco ogni volta. Ho imparato insieme ai miei allievi, ascoltando e cogliendo segnali, interpretando le minime sfumature.

    Ancora oggi è questo il mio metodo, un continuo lavoro di creazione – sperimentazione – aggiustamento – messa in discussione e riprogettazione, per questo mi sento lontano dai protocolli dati per certi, dalle pratiche troppo standardizzate da applicare come tali. Credo che il successo di una pratica, di un nuovo apprendimento, si possa riconoscere nella sua capacità di diventare parte di noi, così in profondità da trasformarci. Da questa visione è scaturito il corso che tengo presso l’università di Verona, le collaborazioni con altri atenei e tutte le diverse attività che presento qui sul mio sito. Alcune di queste non esisterebbero senza il lavoro di Elena Fiorentini, mia moglie, e senza il sostegno dell’Associazione Motus Mundi che continua a credere nella capacità terapeutica e trasformativa del movimento in natura.

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    Da oltre venticinque anni mi occupo di movimento, formazione e relazioni.

    Insegno all’Università di Verona, dove tengo i corsi di “Attività motorie in ambiente naturale” e “Movimenti naturali”, e ho collaborato con diversi atenei italiani in ambito educativo e scientifico.

    Parallelamente, accompagno persone e organizzazioni in percorsi di trasformazione attraverso esperienze di movimento in natura.

    Il lungo lavoro svolto al Centro Don Calabria di Verona, dove ho progettato e coordinato programmi di attività fisica adattata per migliaia di persone con e senza disabilità, mi ha insegnato che la diversità è una risorsa, ma richiede risposte uniche e personalizzate.

    Questo principio guida anche il mio lavoro con le aziende:
    nessun gruppo è uguale a un altro, e ogni contesto richiede un percorso costruito su misura.

    Tra i progetti più significativi che ho realizzato, il programma internazionale “War Game. No More!”, durato 4 anni e nato in collaborazione con Caritas Italiana e Ambrosiana nella Repubblica Democratica del Congo, che ha utilizzato lo sport come strumento di reintegrazione per ex bambini soldato. Finalista al Beyond Sport Award di Chicago (2010), questo progetto è stato inoltre presentato al Congresso Internazionale ICSSPE di Berlino (2011) come esempio di “inclusive development through sport”.
    Esperienze come questa hanno rafforzato la mia convinzione che il movimento – nelle sue forme più semplici e autentiche – può trasformare individui e gruppi, ovunque e in qualunque contesto.

    Nel corso degli anni ho condotto formazioni outdoor e laboratori esperienziali per realtà pubbliche, come aziende sanitarie locali ed enti di gestione di servizi, e private, come cooperative sociali, scuole, asili, enti di formazione, sindacati, aziende imprenditoriali di diverso tipo.

    In tutti questi contesti, il movimento è stato lo strumento per esplorare temi concreti come:

    • coesione e fiducia nei team,
    • efficacia comunicativa,
    • gestione dell’imprevisto,
    • leadership collaborativa,
    • consapevolezza del corpo come leva di presenza e relazione.

    Credo che la crescita di un gruppo nasca dall’esperienza diretta, non dalla teoria.
    Solo ciò che si vive – nel corpo, nella natura e nella relazione – diventa apprendimento reale e comportamento nuovo.