Nicola Rovetti

Motricità spontanea, innata

Oggi sono sempre meno le occasioni di muoversi in modo spontaneo e naturale.
Non abbiamo più bisogno di correre per scappare, arrampicarci per procurarci il cibo o lanciare sassi per difenderci. Erano movimenti con uno scopo preciso: sopravvivere.

Questa è la base del movimento funzionale, quello che nasce con la specie umana e si sviluppa nel corso della sua evoluzione.
Sono gesti radicati nella filogenesi del genere umano, che hanno accompagnato l’uomo nel suo cammino evolutivo e gli hanno permesso di vivere per millenni in equilibrio con la natura.

Nella società moderna, invece, il movimento è spesso sinonimo di sport o fitness. Ma sport e fitness, pur avendo valore, tendono a ridurre l’esperienza motoria:
lo sport punta alla performance e non riesce a coinvolgere tutti;
il fitness si lega all’estetica o alla salute, ma spesso diventa uno sforzo ripetitivo, faticoso e noioso.

La motricità spontanea, al contrario, stimola la creatività, la ricerca di strategie personali e la capacità di adattarsi.

È un apprendimento naturale, che nasce dal corpo e dall’ambiente: ogni situazione è diversa, perché cambiano terreno, luce, temperatura, alberi, sassi.
Il movimento diventa così un’esperienza piacevole, motivante e divertente.

Chi si muove in modo naturale cresce non solo sul piano fisico, ma anche su quello emotivo, cognitivo e relazionale.

Muoversi non è più solo “eseguire gesti”, ma vivere un’esperienza di crescita e trasformazione.

Proposta

L’attività è rivolta alle classi quarte e quinte della scuola primaria e alle scuole secondarie di primo e secondo grado.

È un’esperienza nel bosco, dove ogni studente può muoversi, esplorare e scoprire senza competizione, senza giudizio, ma con curiosità e libertà.

Durante le esperienze, gli insegnanti hanno la possibilità di osservare i propri allievi in un contesto completamente diverso da quello scolastico, dove le dinamiche relazionali e comunicative si trasformano.

In questo ambiente, spesso emergono aspetti nuovi della personalità, della creatività e delle relazioni tra i ragazzi.

Il bosco diventa così un laboratorio naturale di educazione al movimento, all’ascolto e alla collaborazione, ma anche un luogo per stare all’aria aperta, respirare e riconnettersi con gli elementi naturali.

Questa proposta può essere integrata nella normale programmazione didattica annuale, come esperienza di educazione motoria, ambientale e relazionale.

Si presta inoltre ad attività di approfondimento in aula legate alle emozioni, alla loro gestione e alle soft skills, oppure come momento di accoglienza a inizio anno scolastico, per attivare e accelerare le dinamiche relazionali del gruppo classe.

I contenuti e la metodologia vengono adattati in base all’età degli allievi e concordati con i docenti di riferimento, così da poter integrare o ampliare l’esperienza in funzione degli obiettivi didattici della scuola.

Le aree del bosco

La CORALE – muoversi insieme e ritrovare il ritmo

È il punto di partenza di ogni esperienza. Un percorso tra corde, travi e appoggi instabili dove ogni passo richiede equilibrio, attenzione e ascolto.
Qui il corpo si risveglia. L’equilibrio non è mai statico: ogni oscillazione diventa una possibilità per aggiustare, per rispondere, per cooperare.
Ci si sostiene, ci si osserva, ci si incoraggia.

La Corale non è solo un percorso motorio: è una metafora del gruppo, un modo per capire che il movimento dell’uno influisce su quello di tutti. È un inizio morbido, ma già intenso: apre la giornata, prepara il corpo e crea un clima di fiducia reciproca.

I TRONCHI – superare, provare, osare

Tra tronchi orizzontali si gioca con la gravità, si scopre come salire, scendere, passare sotto o sopra un ostacolo. È un ambiente dinamico, dove ogni scelta di movimento è personale e ogni tentativo ha valore.

I ragazzi imparano a dosare la forza, a percepire il corpo nello spazio, a trovare strategie per superare le difficoltà. Non c’è un solo modo giusto: ognuno trova il proprio e questo fa emergere creatività e autostima.
Nei momenti di esitazione emergono il coraggio, l’inventiva, l’aiuto reciproco.

I Tronchi diventano così una palestra di adattamento e libertà, dove l’errore non è un fallimento ma una scoperta.

Il CASTELLO – la verticalità e il coraggio

Una struttura di tronchi che si innalza fino a quattro metri dal suolo. Un luogo che richiama il gioco dell’arrampicarsi, istintivo e antico, capace di attivare in modo naturale tutto il corpo e la concentrazione.

Salire richiede forza, coordinazione e consapevolezza.

Qui si sperimenta la verticalità come spazio di crescita interiore: la paura di cadere si trasforma in fiducia, l’incertezza in equilibrio. Una volta in alto, lo sguardo si apre sul bosco, il respiro si fa profondo, il corpo si fa quieto.

Il Castello non è solo un gioco motorio: è una piccola scuola di coraggio, di silenzio e di presenza. Spesso è qui che i ragazzi vivono uno dei momenti più intensi della giornata.

IL PONTE TIBETANO – camminare nel vuoto con fiducia

Il Ponte Tibetano collega due punti sospesi del bosco e rappresenta simbolicamente un passaggio. Camminarci sopra è un’esperienza di concentrazione e fiducia. Ogni passo richiede equilibrio, ma anche la capacità di gestire la tensione e la paura.

Il corpo oscilla, e il movimento diventa incerto, ma passo dopo passo si scopre che la stabilità non viene dal terreno, ma da dentro. Il Ponte insegna a “restare centrati” anche quando tutto si muove.

La tirolese e la liana di Tarzan completano l’esperienza, offrendo l’occasione di lasciarsi andare, di affidarsi al corpo e al sostegno del gruppo.

Sono momenti in cui la fatica si trasforma in gioia e la paura in energia vitale. Ogni attraversamento diventa così una metafora del crescere: attraversare, rischiare, fidarsi.

Il RILASSATOIO - il corpo che si lascia andare

Una grande rete sospesa tra gli alberi, morbida e accogliente. Dopo il movimento, questo è il luogo del respiro e del ritorno.

Ci si sdraia, ci si lascia cullare dal ritmo della rete e del vento, si sente il battito del cuore che rallenta.
È il momento della riflessione: il corpo si ferma ma la mente elabora, integra, comprende.

Spesso è qui che nascono le conversazioni più autentiche, o il semplice silenzio condiviso che dice tutto.

Il Rilassatoio è anche il luogo della contemplazione: guardare le foglie, ascoltare il bosco, sentire la vita che pulsa. In questo spazio sospeso, i ragazzi imparano a riconoscere la calma come parte del movimento. Un tempo lento, necessario, che chiude l’esperienza e la fissa dentro di sé.

Le altre aree – esplorare, giocare, fidarsi

Oltre alle aree principali, il bosco ospita spazi dedicati ai lanci, alle salite e discese, all’amaca per i rotolamenti e a una radura per i giochi di fiducia e collaborazione. Ogni ambiente è un invito a giocare, a provare, a muoversi con libertà e immaginazione.

I lanci allenano la coordinazione e la precisione, ma anche il piacere del gesto netto e deciso.

Le salite e discese permettono di sperimentare la forza e il controllo, mentre l’amaca favorisce il contatto con il corpo, la percezione del peso, la morbidezza del movimento.

La radura è invece il luogo della relazione: giochi cooperativi, esperienze di fiducia, risate e scoperte condivise.

Qui il gruppo diventa comunità, e l’apprendimento passa attraverso l’emozione e la presenza.

Un'esperienza che resta

Un giorno nel bosco può accendere qualcosa che va oltre il corpo:
la gioia di muoversi, la fiducia in sé, la curiosità verso la natura e verso gli altri.

È da qui che ricomincia il movimento — quello vero, quello che appartiene a tutti.
Durante le esperienze, i docenti avranno la possibilità di osservare gli allievi in un ambiente che tende a modificare l’assetto delle dinamiche relazionali e comunicative che normalmente caratterizza ogni gruppo classe, facendo emergere così aspetti di nuova conoscenza sui singoli.

Inoltre, siamo all’interno di un bosco, quindi i ragazzi sono all’aria aperta, godendo così anche della natura e dei suoi elementi.

Il tipo di proposta bene si presta ad essere inserita nella normale programmazione didattica annuale. Può essere interessante affiancare delle attività in aula sulle emozioni e la loro gestione, oppure trattare argomenti come le soft skills. Inoltre è sicuramente indicata anche nelle attività di accoglienza (che generalmente vengono fatte ad inizio anno scolastico), con lo scopo di attivare ed accelerare le dinamiche relazionali e comunicative all’interno del gruppo classe.

Naturalmente i contenuti dell’attività e la metodologia di proposta si differenzieranno in funzione dell’età degli allievi e in accordo con i docenti di riferimento l’esperienza potrà essere completata, integrata.

Aspetti organizzativi:

L’esperienza si svolge in un bosco alle porte di Verona, nella zona di Montorio – Villa Rugolana, facilmente raggiungibile con il bus urbano n°13, con frequenza ogni 10–15 minuti.
Dal capolinea, la classe raggiunge il bosco con una breve camminata di circa un chilometro.

L’attività ha una durata di circa tre ore, generalmente nel corso della mattinata. Ogni gruppo è condotto da due operatori specializzati nei movimenti naturali, con la possibilità di suddividere la classe in due sottogruppi.

La proposta può essere adattata a diverse esigenze didattiche o organizzative, ma non è possibile svolgere l’attività con due classi contemporaneamente.

DurationDate da definire
Max PeopleUna classe alla volta
Price fromDa concordare/

Attività: Corsi per le scuole

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    La mia attività è nata da questa necessità, prima ancora che dalla mia formazione. Ho iniziato nel più tradizionale dei modi, un diploma ISEF e una laurea in scienze motorie.

    Mi hanno aperto la strada a una ricerca che continua tuttora e che sentivo anche da bambino, quando volevo fare l’esploratore, arrivare in Congo e vedere gli elefanti. È successo invece che il mio campo di esplorazione è diventato il corpo e il suo movimento in natura.

    Ho lavorato per venticinque anni al Centro Don Calabria di Verona, con persone con disabilità, un’area di attività per la quale non esisteva ancora la benché minima metodologia. È stata l’esperienza che mi ha fatto crescere perché mi ha dato la possibilità di comprendere l’unicità di ogni persona, abile o meno, e la necessità di costruire percorsi altrettanto unici, passo dopo passo, attraverso la relazione che nasce mettendosi in gioco ogni volta. Ho imparato insieme ai miei allievi, ascoltando e cogliendo segnali, interpretando le minime sfumature.

    Ancora oggi è questo il mio metodo, un continuo lavoro di creazione – sperimentazione – aggiustamento – messa in discussione e riprogettazione, per questo mi sento lontano dai protocolli dati per certi, dalle pratiche troppo standardizzate da applicare come tali. Credo che il successo di una pratica, di un nuovo apprendimento, si possa riconoscere nella sua capacità di diventare parte di noi, così in profondità da trasformarci. Da questa visione è scaturito il corso che tengo presso l’università di Verona, le collaborazioni con altri atenei e tutte le diverse attività che presento qui sul mio sito. Alcune di queste non esisterebbero senza il lavoro di Elena Fiorentini, mia moglie, e senza il sostegno dell’Associazione Motus Mundi che continua a credere nella capacità terapeutica e trasformativa del movimento in natura.

    Nicola Rovetti

    “Sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste. È così il corpo ed è così la natura, due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe”.

    Da oltre venticinque anni mi occupo di movimento, formazione e relazioni.

    Insegno all’Università di Verona, dove tengo i corsi di “Attività motorie in ambiente naturale” e “Movimenti naturali”, e ho collaborato con diversi atenei italiani in ambito educativo e scientifico.

    Parallelamente, accompagno persone e organizzazioni in percorsi di trasformazione attraverso esperienze di movimento in natura.

    Il lungo lavoro svolto al Centro Don Calabria di Verona, dove ho progettato e coordinato programmi di attività fisica adattata per migliaia di persone con e senza disabilità, mi ha insegnato che la diversità è una risorsa, ma richiede risposte uniche e personalizzate.

    Questo principio guida anche il mio lavoro con le aziende:
    nessun gruppo è uguale a un altro, e ogni contesto richiede un percorso costruito su misura.

    Tra i progetti più significativi che ho realizzato, il programma internazionale “War Game. No More!”, durato 4 anni e nato in collaborazione con Caritas Italiana e Ambrosiana nella Repubblica Democratica del Congo, che ha utilizzato lo sport come strumento di reintegrazione per ex bambini soldato. Finalista al Beyond Sport Award di Chicago (2010), questo progetto è stato inoltre presentato al Congresso Internazionale ICSSPE di Berlino (2011) come esempio di “inclusive development through sport”.
    Esperienze come questa hanno rafforzato la mia convinzione che il movimento – nelle sue forme più semplici e autentiche – può trasformare individui e gruppi, ovunque e in qualunque contesto.

    Nel corso degli anni ho condotto formazioni outdoor e laboratori esperienziali per realtà pubbliche, come aziende sanitarie locali ed enti di gestione di servizi, e private, come cooperative sociali, scuole, asili, enti di formazione, sindacati, aziende imprenditoriali di diverso tipo.

    In tutti questi contesti, il movimento è stato lo strumento per esplorare temi concreti come:

    • coesione e fiducia nei team,
    • efficacia comunicativa,
    • gestione dell’imprevisto,
    • leadership collaborativa,
    • consapevolezza del corpo come leva di presenza e relazione.

    Credo che la crescita di un gruppo nasca dall’esperienza diretta, non dalla teoria.
    Solo ciò che si vive – nel corpo, nella natura e nella relazione – diventa apprendimento reale e comportamento nuovo.